www.antoniosocci.it
BASTA CON IL CALCIO E I SUOI SCANDALI: ECCO L’ITALIA CHE LA TV NON RACCONTA
La grande e umile Italia cristiana che i media disprezzano in tre testimonianze….
E ora tutti addosso a Moggi (fino a ieri ammirato e intoccabile). Sembra la metafora della sempiterna Italia alle vongole e darà la stura alle solite lamentazioni “calviniste” sulla nazione decaduta e levantina. Non entro nel merito. Vorrei solo testimoniare che l’Italia non è tutta e solo questa. Non è neanche quella che affolla gli stadi del cosiddetto “calcio pulito”, che ha trasformato il calcio in una religione, in un fanatismo di massa, che produce ore e ore di televisione, che scatena istinti tribali e violenze, che trasforma dei ragazzotti a volte incapaci perfino di parlare italiano in divi miliardari, osannati e strapagati. Come non lo è l’Italia del Grande Fratello e dell’Isola dei famosi.
Devo una testimonianza. Mentre leggo sui giornali le notizie su questo ennesimo “scandalo”, prendo a caso tre delle mail che mi arrivano. Ripeto: sono solo tre prese a caso, ce ne sarebbero molte altre, squarci di luce sull’Italia vera. La prima arriva da Macerata: “permettimi due parole su un fatto accaduto ormai alcuni giorni fa e di cui nessuno, a parte i giornali locali, ha dato notizia. Mercoledi' 26 aprile, Andrea Pianesi di 36 anni, sposato con Barbara e padre di 6 figli, e' morto all'ospedale di Joannesburg, per malaria cerebrale. Era partito con la famiglia (allora composta di 4 figli) circa 4 anni fa per andare insieme ad altre 2 famiglie a costruire (implantatio ecclesiae) la Chiesa in Camerun, su richiesta del vescovo locale. Noi piangiamo un Giusto. La famiglia piange un marito, un figlio,un padre, un genero, un cognato etc. Nessuno ne ha parlato.... Padre Livio (di Radio Maria) e voi amici siate il megafono per dire a questa generazione che c'e' ancora chi ama Gesu' al punto di scommetterci la vita senza sentirsi fregati, neanche ora che siamo al Venerdi' Santo... ma la Pasqua e' vicina. Siamo chiesa, siamo uniti, amiamoci, catecumeni, ciellini etc.. tutti per Cristo e Maria.Un abbraccio, un bacio, un grazie. Cristo e' Risorto! E' veramente Risorto alleluja!!!”.
Riconoscerete che nel Paese in cui si dedicano commossi articoli all’abnegazione di D’Alema (santo e martire in quanto avrebbe rinunciato a una poltrona, ma solo perché non ce l’ha fatta a prendersela), e nel Paese che trasforma in eroe il centravanti tale e che dedica trasmissioni tv (su Rai 2) ad Amadeus e alla sua vita e carriera (sì, è successo davvero, su Rai 2, con tanto di esperti a discettare) fa una certa impressione rendersi conto che per questi altri italiani non c’è una riga.
La seconda mail arriva dal Piemonte, da Vilma e Pino: “Siamo una coppia cinquantenne. Oltre ai nostri figli naturali, Marta di 25 anni e Samuele di 23, abbiamo adottato tre bambini abbandonati alla nascita e gravemente handicappati: M. (fetopatia alcolica), di 17 anni, A. (bimbetta down di 5) ed ultimo il piccolo A. (focomelico, di soli 8 mesi). La nostra storia è iniziata 14 anni fa con Manuela perché vedendo i progressi che faceva di giorno in giorno ci è venuto il desiderio di accogliere altri bambini in difficoltà. Per prima cosa abbiamo pensato di costruire per loro una casa idonea. E infatti, da circa un anno viviamo nella casa arcobaleno tutta luce e colori, a misura di bambino. E’ stato un lavoro lungo e impegnativo, tutto basato sul volontariato, poiché non abbiamo ricevuto aiuti ufficiali da enti o istituzioni preposte a questo…. Le scriviamo perché abbiamo notato e apprezzato molto il suo determinato esporsi a favore dei più deboli e può bene immaginare come la pensiamo. Noi pure crediamo fortemente nel valore della vita dignitosa per tutti. Per questo facciamo il possibile per conquistare per i nostri piccoli quel rispetto e quella dignità che da soli non possono ottenere. Finché ci siamo noi non c’è problema, ma siamo preoccupati per il loro futuro. Percepiamo attorno a noi un disagio e una indifferenza che, per quanto malcelati, non ci lasciano certo tranquilli”.
E’ ben comprensibile questa inquietudine in un mondo in cui accettare di mettere al mondo comunque un figlio down è considerato quasi una colpa, una crudeltà, vista la facilità con cui si può individuare ed eliminare prima della nascita.
L’ultima lettera che ho scelto arriva da Mario, che fa parte del Cammino Neocatecumenale: “A Marina, mia moglie, era stato diagnosticato un tumore al seno un anno e mezzo dopo la nascita di Annalisa, la nostra figlia più piccola. Subito era stata operata una mastectomia totale. Lì è iniziato il nostro percorso nella malattia e anche un tempo nuovo nel nostro cammino spirituale. Quando la Croce si fa concretamente presente nella tua vita, la Fede comincia ad essere provata e nello stesso tempo si fa unico sostegno se si entra nell'accettazione, nell'Amen, nella preghiera di Gesù al Getsemani. Abbiamo avuto alti e bassi, attese, gioie e poi delusioni per gli andamenti delle cure... poi ancora attese, ancora speranze, ancora delusioni, ancora paure, ancora fede.
Ho visto mia moglie compiere un percorso di conversione, perché né lei né, tanto meno, io, siamo persone "super" o "cristiani adulti nella fede". Così l'ho vista passare in cinque anni di combattimento, dalla ribellione, dall'angoscia, dalla non accettazione a quell'Amen di cui scrivevo. L'ultimo abbandono alla volontà del Padre è stato affidarmi i figli, per i quali sino a pochi giorni dalla sua chiamata al Cielo, scriveva appunti su un blocchetto, perché non riusciva più a tenere le cose a mente, quelle mille cose che ogni Madre sa che sono da fare e di cui ha premura. Ciò che di Lei più mi manca, ciò che subito di Lei mi affascinò dal primo momento, è il suo sorriso. Un sorriso che le illuminava il volto e ti illuminava il cuore. Un sorriso, che solo per brevi periodi le è mancato, quelli più duri, della "notte oscura", ma che è tornato, infine, per rimanere sino all'ultimo istante.
La mia forza? Che Dio è Padre, un padre che ci ama, spesso in modo misterioso, come in modo misterioso ha amato Suo Figlio, sino a chiederGli da dare la Sua vita per noi. Quel Dio che ha tratto la mia vita dalla morte (parlo di esperienza concreta) che mi aveva fatto questo stupendo dono di una Donna che per quindici anni è stata carne della mia carne, compagna, amante, sorella, amica, mio riposo, mio aiuto, mia difesa... tutti attributi che a Dio solo si dovrebbero riconoscere, ma che Lui, conoscendo la nostra debolezza, ci dona per mostrarsi Egli stesso a noi, in un uomo o in una donna, in nostra moglie o in nostro marito. Anche umanamente parlando, è stato per me un vero privilegio poter stare vicino a mia moglie sino al momento del suo ultimo respiro…. Sai la malattia è veramente un insulto. Mia moglie era una bellissima ragazza, ma negli ultimi tempi la malattia non aveva lasciato nulla della bellezza di un tempo (se non quel sorriso di cui già ho scritto). Offesa pure nella sua femminilità dall'operazione di mastectomia, ma così bella! L'Amore ti dà di vedere che ciò che ami è ancora tutto lì, racchiuso in un corpo che si è fatto solo contenitore della bellezza di un'anima... tale era il Corpo del Cristo sulla Croce. Così con gli occhi pur velati dal pianto ho visto non solo la mia Amata in quel corpo, ma lo stesso Cristo Sofferente, così vicino a me e così bisognoso del mio misero aiuto. Tutto il resto passa, anche nella storia di un uomo e di una donna, ma quello che resta è la Carità. Il nostro non è stato un matrimonio da "famiglia del mulino bianco", ci sono stati momenti molto difficili come coppia anni addietro. Notti in cui, come nel più classico dei cliché, sono andato a dormire sul divano, periodi in cui ho fatto molto soffrire mia moglie. Quello che sempre ci ha riportato a riprendere il cammino, penso sia stata la convinzione profonda che Dio ci aveva scelto e che non poteva esserci uomo o donna, marito o moglie migliori l'uno per l'altra.
Quante volte mia moglie mi ha perdonato! …E i miei figli, Chiara, Francesco e Annalisa. Loro hanno vissuto in tutto con noi questa prova. Sono stati in questi anni sempre molto "adulti" e molto affettuosi, ma anche per loro è giunta "l'ora", di entrare nel mistero della morte. Alla vigilia della morte della loro Madre li ho riuniti in salotto e ho ricordato loro, da dove veniamo e dove andiamo, ho parlato loro dell'Amore di Dio che li ha chiamati alla vita (tutte cose che ovviamente già ben sapevano) e ho concluso dicendo che ero convinto che con quella malattia, Gesù stesse chiamando la Mamma... Compresa la realtà, hanno molto pianto e mi sono saltati al collo. Dio mi ha dato una grande Fortezza e uno spirito saldo, per rincuorarli senza piangere io stesso. Qualcuno ha detto che il funerale è stato bello come un matrimonio... (le letture erano in effetti quelle del nostro matrimonio). Un sacerdote ha detto che "sette funerali come quello nella sua parrocchia, procurerebbero più conversioni che tutte le conferenze che potrebbe far fare in un anno". Io non lo so, so che ho visto tante lacrime, una chiesa piena all'inverosimile, ma si gustava il "sapore" della Buona Notizia - la Morte è stata vinta, Gesù Cristo ha spezzato le catene della Morte, le ha strappato il suo pungiglione. Ho visto mio figlio Francesco (12 anni), andare all'ambone a leggere, con voce ferma, una preghiera che aveva scritto assieme alla sorella, senza che io sapessi nulla. Nella loro preghiera, ringraziavano Dio per il dono della loro Madre e già chiedevano a Lei l'aiuto”.
L’Italia che non si vede in tv e sui giornali è questa. Grande e umile, eroica e mite, fatta di padri, madri, figli, di laboriosità e generosità. Di fede. Disprezzata dai media.
Olanda choc: sì al partito pedofilo
I pedofili dei Paesi Bassi diventano partito e affermano: "Vogliamo trasformare la pedofilia in argomento di dibattito"...«Faremo tremare L’Aja»: per ora si limitano a inorridirla. Abbassare l’età legale per avere rapporti sessuali da 16 a 12 anni e legalizzare la pedopornografia e il sesso con animali: è la piattaforma programmatica di una formazione politica che sta per nascere in Olanda, come si legge sul sito Internet dello stesso partito Naastenliefde, Vrijheid en Diversiteit (solidarietà, libertà e diversità) (Nvd), nel quale si precisa che sarà registrato quest’oggi. Il minaccioso slogan che promette di far tremare la capitale olandese campeggia sulla home page del sito Web.
«Un divieto provoca solo curiosità nei bambini, vogliamo rendere la pedofilia un oggetto di dibattito», sostiene Ad van den Berg, uno dei fondatori del “partito dei pedofili”, al quotidiano Algemeen Dagblad, sottolineando di voler infrangere un tabù che casi come quello di Marc Dutroux, il pedofilo assassino belga più noto come il “mostro di Marcinelle”, hanno contribuito a creare nel Paese.
Il partito si prepara a migliorare l’immagine del pedofilo e a dare battaglia per rendere libera la pornografia infantile e i rapporti sessuali fra adulti e bambini di più di 12 anni. «Educare i bambini significa anche abituarli al sesso. Proibire rende i bambini ancora più curiosi»: questi i precetti del fondatore del partito.
«Ci hanno zittiti», ha rincarato la dose il fondatore del partito, 62 anni. «Il solo modo di farci sentire è attraverso il Parlamento», che appunto ha sede all’Aja, la città da “svegliare”. Secondo l’Nvd, il possesso di materiale pedo-pornografico non dovrebbe più essere assoggettato ad alcuna sanzione, anche se i suoi dirigenti concedono che il relativo smercio dovrebbe continuare a essere proibito.
Quando alla diffusione dei film porno, in televisione essi dovrebbero potersi vedere liberamente persino durante il giorno; soltanto quelli di contenuto violento andrebbero confinati nella fascia tardo-serale. L’educazione sessuale dovrebbe diventare materia scolastica d'insegnamento anche per i bambini più piccoli; una volta sedicenni, inoltre, tutti dovrebbero poter recitare nelle pellicole pornografiche o addirittura prostituirsi. Sì inoltre al sesso con gli animali, no ai maltrattamenti. Infine, assoluta libertà di circolare nudi in pubblico, ovunque e di chiunque si tratti.
«Quelli dell’Nvd», ha commentato sul medesimo giornale olandese una veterana della lotta alla pedofilia, Ireen van Engelen, «vogliono farsi passare come se si battessero per veder riconoscere ai bimbi maggiori diritti, ma è ovvio che hanno posizioni a tutela del loro stesso esclusivo interesse».
A giudizio degli esperti, comunque, il nuovo partito è destinato a raccogliere ben pochi consensi: anche se, a completamento della propria piattaforma programmatica, l’Nvd prevede altresì temi non di argomento sessuale, quali la totale legalizzazione di ogni tipo di droga, sia leggera sia pesante, e la possibilità di viaggiare sempre gratis in treno per l’intera popolazione. Inoltre propone la soppressione del Senato e della funzione di primo ministro.
Certe organizzazioni dei Paesi Bassi non sono nuove comunque a queste uscite in favore di una pratica che le legislazioni di tutto il mondo condannano: nel 1979 una petizione era stata inviata all’allora ministro della Giustizia olandese e al Parlamento per legalizzare le attività sessuali fra un adulto pedofilo e un minore consenziente. Ovviamente allora la richiesta non ebbe seguito. I pedofili olandesi ora tornano alla carica.
di Nicola Leoni
La Padania [Data pubblicazione: 31/05/2006]
Poiché a decretare il successo del film «Il Codice Da Vinci» paiono essere folle di quattordicenni, occorre assolutamente parlarne: per segnalare i pericoli che fa correre all’anima.
In questo senso, trovo illuminante una nota che Vincent Aubin, «agregè» di filosofia francese, pubblica su Le Monde: nel film, dice, «tutto si gioca sull’orrore che deve ispirare il monaco [Silas] che si flagella fino a sanguinare, contro l’estaticità della scena finale dove il professore americano, emblema del progresso, cade in ginocchio perché riconosce nella piramide di vetrodel Louvre il simbolo della Grande Dea».
Il messaggio è chiaro: «no alla religione del maschio (che fa male), sì al culto femminile (che fa bene)».
Quante profonde pulsioni della post-modernità non soddisfa questo messaggio?
Infinite.
E quella centrale salta agli occhi: ciò che «fa bene» in una religione della «donna», in una chiesa futura che dichiarerà sua pontefice la Maddalena e detronizzerà Pietro come impostore maschilista
e repressivo, è ovviamente la promessa del sesso felice.
Anzi spirituale.
Lo dice il professore del film, ad un certo punto, di un coito rituale: «questo non è sesso, è spiritualità».
Un cristianesimo non solo senza Chiesa, ma senza peccato originale e quindi senza divieti, risponde sicuramente ad un’ampia «domanda del mercato» attuale.
Una pubblicità recente proclama: «odio le rinunce».
Aubin individua le radici di Dan Brown in un certo ciarpame esoterico tardo ottocentesco.
Lo storico Michelet rivalutò la strega come «sacerdotessa della natura», perseguitata in quanto donna; sorprendentemente, anch’egli sostenne che nella Chiesa vera e originaria vigeva
«il pontificato della femmina».
Autori minori seguirono la scia
Gèrard de Nerval scrisse odi ad Iside, la dea che si feconda da sè sedendo sul cadavere itifallico
(in erezione cadaverica) del figlio-fratello Osiride.
Ma questo già dice che quella che qui riemerge nella mediocrità post-moderna di Brown
è una corrente più antica, insidiosamente incistata nel cristianesimo stesso: la posterità spirituale
di Giacchino da Fiore.
Per questa corrente pseudo-teologica, quella portata da Cristo è solo la penultima rivelazione, imperfetta.
La storia attende ancora il suo definitivo Salvatore: come la religione del Padre,
l’AnticoTestamento, è stata sostituita dalla religione del Figlio, così si deve attendere l’avvento
dello «spirito», del «liberatore».
Lèon Bloy non esitò a identificare il liberatore supremo in Lucifero (2).
Quando si manifesterà, disse, la Chiesa (di Cristo e di Pietro) gli «prodigherà ciò che è al di là dell’odio»: come gli ebrei non riconobbero Cristo, la Chiesa non riconoscerà il Paracleto.
Da cosa ci deve liberare il Paracleto-Lucifero?
Dalla servitù della legge morale, dall’obbligo di obbedire ai comandamenti.
Perché i figli spirituali di Gioachino sentono come «imperfetta» la salvezza che Cristo ha portato?
Perché anche dopo Cristo, noi siamo ancora soggetti alla legge.
Ora, chi è soggetto a legge è ancora un servo, non un «figlio di Dio».
Gesù ci ha dunque fatto una promessa («non vi chiamo più servi, ma figli») che non si è ancora attuata.
Dio infatti non ha una legge sopra di sé, non obbedisce a nulla di dato.
Egli è e fa la sua legge.
Per questo gli ebrei, dal loro Messia, si aspettavano la «liberazione»: politica, da Roma e dal diritto, ma soprattutto dalla «catena della Legge».
E concepivano la liberazione essenzialmente come l’abolizione dei comandamenti, e soprattutto
di uno: il sesto.
Coerentemente, i seguaci dei falsi messia, da Sabbatai Zevi a Jacob Frank, non esitarono a praticare l’orgia, lo scambio delle mogli («spegnimento delle luci») e l’incesto con le figlie e le sorelle.
Perché se è venuto il Messia, non c’è più divieto d’incesto.
E non a caso Gesù - che conosceva i suoi polli giudaici - ammonisce: «non crediate che sia venuto ad abolire la legge. Nemmeno uno iota cadrà».
Questo è, propriamente, lo «scandalo della croce»: che Gesù, dichiaratosi figlio di Dio, anziché comandare, si fa servo.
E servo fino alla morte.
Non c'è dubbio: Lui è il prototipo di Silas, ripugnante perché porta il cilicio fino al sangue,
perché mortifica la carne.
Ed è infatti molto strano, Gesù.
Non solo dice di essere il Messia (l’unto, ossia il re), ma addirittura la seconda persona della Trinità, unico Dio, distinta ma uguale al Padre.
Eppure, da pari qual è, continua a comportarsi da «soggetto» al Padre.
Dichiara un rispetto che pare fuori luogo, in Dio.
Addirittura, prega.
Abbiamo lo spettacolo scandaloso di Dio che prega.
Dio che non ha nessuno sopra di sé, compie atti continui di sottomissione e di supplica.
Mistero.
È infatti il mistero della Trinità, della vera essenza di Dio, che è l’amore.
Un pari che si sottomette spontaneamente a un suo pari, che chiede al Padre ciò che può prendersi da sé (e nell’orto, nella notte terribile del sudore di sangue, non viene nemmeno esaudito), è mosso da amore, è fatto di amore.
Nella perfetta uguaglianza della Trinità, Dio non è «anomico», ossia senza legge.
Se ne dà una, ed è l’amore.
Cristo resta infinitamente Figlio, anche ora che «siede alla destra del Padre», anche ora
che il Padre gli ha ceduto, per così dire, il suo posto.
La Trinità non è che questa eterna preghiera reciproca, «sia fatta la Tua volontà, non la Mia».
Ma naturalmente, non è questa la religione preferita da Lucifero.
L'idea «giusta» di religione è quella di un Dio-padrone, che non serve, che gode della sua pienezza, insomma del suo «potere», senza alcun limite.
Il motto di Lucifero è, come sappiamo, «non serviam», non voglio servire.
Voglio essere libero, dio e padrone di me stesso.
Lucifero ci ha insegnato.
Nell'Eden, l’antico serpente insinua la sua teologia e la sua pedagogia: trasgredite,
e «sarete come dei».
Perché è la violazione della legge che distingue il servo dal padrone; essere dio è, radicalmente,
non conoscere alcun potere sopra di sé.
Potete restare mortali, deboli, malati; ma basta che andiate a letto con vostra figlia, e già siete
un pochino Dio.
Perché Dio può farlo.
Già siete liberati.
E’ questo che predica Dan Brown ai quattordicenni, già guastati quanto basta
da Harry Potter, altro best-seller che alimenta la fantasia di un «potere» magico senza limiti.
La sostituzione di Pietro con la «donna» ha questo senso.
Per vedere il pericolo che ciò rappresenta per l’anima, bisogna capire cosa implica
la femminilizzazione del divino.
Maschio e femmina sono polarità radicali, sono archetipi.
Ogni cosa manifestata ha un lato virile ed uno femmineo.
Come ogni simbolo, anche questo è infinitamente pregnante.
Per ogni tradizione, «virile» richiama il lato intelleggibile della manifestazione, «femminile» il lato sub-razionale.
Ogni oggetto ha un nome, «nama», e una forma, «rupa», dicono gli indù, ogni cosa è «namarupa».
Esiste la stessa distinzione nella scolastica cattolica: la distizione tra «sostanza» ed «essenza»,
tra «materia» e «forma», tra «potenza» ed «atto».
Per esempio, un coltello può essere fatto delle più varie «materie», acciaio, bronzo, ossidiana
(e plastica); ma ciò che lo rende coltello, la sua «forma intelleggibile», è l’intenzione dell’artigiano, che si è imposta alla materia bruta.
È la volontà efficace dell’artista che dà alla materia ciò di cui essa è solo potenzialmente capace (per questo la si chiama «potenza», un potere indifferenziato).
Questa volontà efficace è, per tradizione e simbolo, la virilità.
Per questo Cristo non fece donne sacerdotesse, per questo il primato di Pietro, il più umile
degli uomini.
Perché è dell’uomo dare alla «potenza» il suo «atto», è attività virile rendere
la «materia» intelleggibile, imprimere alla «sostanza» la sua «essenza».
Ciò non significa alcuna superiorità di questo o quello specifico uomo sulla donna (ogni uomo
è donna di fronte al divino, materia che attende di essere formata); ed è - detto tra parentesi - la sola giustificazione del «comando».
Il comando legittimo spetta solo a chi sa incardinare gli altri uomini nel loro autentico destino,
nel più esigente.
Lasciati a sé, senza chi li comandi, gli uomini come le donne tendono infatti ad accomodarsi,
ad abbassarsi secondo la loro «materia», a scendere di livello rispetto alla loro proprie possibilità.
E’ questo che annuncia una chiesa femminile, dove è Maddalena a comandare.
Significa la scelta deliberata della discesa verso il non-formato, il sub-razionale, l’inconscio.
La «liberazione» a cui l’uso senza limiti del sesso porta, è una inaudita schiavitù.
La schiavitù a Kali, la dea nera.
La dea che danza sul campo dei cadaveri nuda.
Guardatela bene: la collana che si agita sopra i suoi seni mentre danza, è fatta di teschi umani.
La sua gonnellina oscena, è fatta di mani troncate.
Essa è la «materia» senza «forma», la «libido universalis» che non conosce un padrone
che la incardini nel suo destino superiore, che la renda trasparente all’intelligenza.
E’ la corrente delle pulsioni primarie che domina gli uomini, che ne fa bestie.
Per questo Kali, come le antiche dee cretesi, è chiamata «signora degli animali», «potnia theròn».
Ed anche «signora degli esseri legati», legati ai ceppi delle loro passioni e perciò condannati
alla morte biologica, senza riscatto.
Il contrario esatto della liberazione spirituale.
Il culto della dea femmina è la più pesante catena, quella stessa che lega gli esseri zoologici
nel desiderio, nella brama, nella sete che mai si spegne di godimento e passione (come ben sapeva Buddha).
Passione, si intende, deriva da «patire».
Naturalmente, noi conosciamo un’altra Donna.
Ci è stata data sotto la croce: «Madre, ecco tuo figlio».
E’ il contrario di Kalì, pur venendo dalla stessa radice.
La grande prostituta e l’altra, la vergine consacrata, sono entrambe possibilità del «femminile».
E’ superiore a Pietro, proprio perchè materia-mater infinitamente docile alla volontà superiore, colei che intercede, che invoca la misericordia.
La nostra vera liberatrice.
Ma tutto questo, si capisce, non risponde alla domanda del «mercato».
L’uomo post-moderno ammaestrato ad «odiare le rinunce» non pretende altro che una religione
che lo lasci essere quello che già è, e lo benedica pure, gli dia il permesso di trasgredire.
L’uomo d’oggi infatti non ha nemmeno il truce coraggio della trasgressione, vuole i PACS, vuole che l’anormalità sia dichiarata normale dalle leggi vigenti.
Altrimenti non si sente tranquillo.
Ma il peggio, è che questo fermento verso il sub-formale e il sub-umano cova negli stessi ambienti cattolici.
Un lettore ci segnala una frase pubblicata su L’Espresso da Ignazio Marino.
E’ quel «medico cattolico», militante DS, che su L’Espresso ha così piacevolmente conversato
con il cardinal Martini.
Ecco cosa scrive il «cattolico» Marino: «le modalità della riproduzione umana sono già cambiate, sarebbe ingenuo negarlo e non tenerne conto. Ma quali sono i confini dell’eugenetica
accettabile e di quella non accettabile? Pensiamo per esempio al divieto di incesto, un’antica pratica di eugenetica oggi accettata in tutto il mondo, che probabilmente nasce proprio
dalla necessità di prevenire malformazioni.
Forse tra due o 300 anni sarà possibile impiantare nell’utero delle donne embrioni con un DNA privo di malattie e può darsi che questo sarà accettato come un fatto del tutto normale, come parte dell’evoluzione della specie umana, o per lo meno delle popolazioni più ricche».
Non è già il «credo» della chiesa futura?
Tutti gli atti della nuova fede vi sono dichiarati.
L’incesto è vietato solo per motivi tecnici, per «prevenire malformazioni», e non già
per lo spirituale motivo che un sacro interdetto vi pesa, come non degno dell’uomo.
Ma il divieto sarà superato dalla tecnica - ossia dal potere - fra qualche anno, quando si potranno impiantare nell’utero della donna embrioni con DNA perfetto.
Allora, l’incesto sarà accettato come «fatto del tutto normale».
La sessualità sarà definitivamente separata da ogni suo effetto collaterale sgradito, la generazione, nonchè le malformazioni che sogliono seguire ai rapporti carnali tra fratelli e con i figli; potrà dunque espandersi liberamente, nel godimento di tutto ciò che oggi è vietato.
Questo è il progresso, anzi «parte dell’evoluzione della specie umana».
Sarete come dei, gaudenti nella trasgressione felice e senza conseguenze.
E’ il ritorno all’Eden.
E’ un Eden migliorato, dove non c’è un dio che vieta alcunchè, nessun frutto che non si debba gustare.
Un momento: non tutti sarete come dei.
Solo «le popolazioni più ricche» potranno trasgredire con DNA impiantato, solo coloro che hanno «potere».
Questo Eden futuro ha dunque qualche somiglianza di troppo con l’aldiquà.
Anche allora solo i ricchi potranno permettersi tutto.
Ma che fare?
A dirlo è un militante DS, un progressista: il progresso umano va in questa direzione, già Marx aveva insegnato che è inutile opporsi alle «forze storiche ineluttabili».
E’ la sola cosa di Marx che resta alla sinistra, nonostante che a proposito della «direzione della storia», Marx abbia commesso un piccolo errore.
La storia andava da un’altra parte.
Questo «cattolico» mi pare, ad occhio e croce, più pericoloso di Dan Brown e di Harry Potter. Piacerebbe sapere se echeggia idee del cardinal Martini.
Maurizio Blondet
Note
1) Vincent Aubin, «Sources inattendues du Da Vinci Code», LeMonde, 23 maggio 2006.
2) Ne ho parlato abbondantemente nel mio «Gli Adelphi della dissoluzione», Ares.
Congratulazioni al nuovo ministro alle Politiche Sociali, a nome Paolo Ferrero.
Mai sentito nominare?
Nemmeno io.
Nella sua autobiografia si qualifica così: «ex operaio e cassintegrato Fiat».
Una bella carriera.
Anche se il compagno Paolo ha smesso presto di fare il cassintegrato.
Lui, che ha 45 anni, dieci anni fa era già nel consiglio nazionale di Rifondazione Comunista,e prima era stato consigliere comunale e segretario provinciale a Torino per Democrazia Proletaria. La sua vera carriera è insomma, fin dai suoi vent’anni, quella del nomenklaturista.
Pagato dai contribuenti.
Complimenti anche a Cesare Damiano, nuovo ministro del Lavoro.
Dal 1970, ossia da 36 anni, è sindacalista della FIOM-CGIL.
Tutta una vita nelle «lotte» contrattuali.
Il padronato chic griffato Montezemolo e Della Valle, che ha tanto voluto la sinistra al potere, sarà contento di trovarsi come controparte questo sindacalista tutto-Fiat; vedrete come ridurràil costo del lavoro.
Ma Damiano, rubando attimi preziosi alla sua missione operaia, ha trovato il tempo di farsiuna cultura, di scrivere libri.
Fra cui uno dal titolo «Fassinèscion. L’Italia di Piero in 100 vignette», con presentazione dell’inevitabile Gad Lerner, edizioni L’Unità.
Dichiararsi affascinati da Fassino, renderlo divertente in 100 vignette, dev’essere stato un duro sforzo intellettuale; ma ha l’adulazione, si sa, fa avanzare nelle carriere interne della nomenklatura. Eccolo ministro.
Damiano ha un’idea sola: abolire la legge Biagi, e precisamente con provvedimenti punitivi, rendendo proibitivo il costo delle assunzioni a termine.
Il risultato sarà che i giovani non troveranno più nemmeno posti da precario.
Che le piccole industrie italiane, già devastate dalla concorrenza cinese, non possano assumere masse a tempo pieno, non importa a Damiano: lui deve solo applicare la teoria sociale,fare qualcosa di sinistra.
Ma sono tutti così, i nuovi ministri.
Gente che non ha imparato niente, non ha visto il mondo cambiare sotto la globalizzazione liberista, ma ha un’idea fissa: riportare indietro l’orologio.
La Turco ha dichiarato che tornerà alla riforma Bindi per «applicarla pienamente»: ossia ri-nazionalizzare la Sanità, rifare dei medici degli statali, applicare il razionamentodi Stato dei farmaci.
Pecoraro Scanio cancellerà il ponte di Messina; potremmo anche essere d’accordo, ma visto che i contratti d’appalto sono già stati avviati, il ritorno all’indietro costerà centinaia di miliardi in penali.
Mica paga lui, er Pecoraro.
Lui applica l’ideologia anti-infrastrutture, noi contribuenti la paghiamo.
E Mastella?
Ha già assicurato che garantirà alla magistratura gli indebiti privilegi e i poteri abusivi che si è presa dai tempi di Mani Pulite, cancellando gli sforzi di Castelli per riportare la casta dei privilegiati entro i suoi limiti legali.
Sono tutti così, tutti voltati all’indietro, tutti con la fretta di ridarci il passato da cui cercavamo
di sfuggire.
Il motivo è chiaro: tutti questi sono il ceto che vive non «per» la politica, ma «della» politica.
Gente per cui la politica è il solo mestiere, e da cui traggono i loro stipendi.
E stipendi d’oro, quali nel privato non si vedono più.
Questa gente ha avuto paura che, con Forza Italia e la Lega, la democrazia abolisse il loro mestiere, facendo avanzare una classe nuova, di gente venuta dal privato e pronta a tornarvi se non rieletta.
Una paura blu: v’immaginate Mastella costretto sfornare pizze?
D’Alema a chiedere un fido per far andare avanti una sua azienda?
Marini in un cantiere a gestire muratori?
Con tutti i rischi connessi alla vita attiva nella libertà, il fallimento, la disoccupazione, la necessità di formazione permanente per tenersi aggiornati, con un occhio alla concorrenza, ai conti, al mercato azionario?
Troppo duro.
Non sopravviverebbero un giorno.
Ecco perché hanno formato questa enorme coalizione, eterogenea in modo addirittura ridicolo.
Il solo punto in comune che hanno tutti costoro, dai rifondazionisti a Mastella, è però preciso ed essenziale: il loro comune interesse a continuare a farsi pagare dall’erario pubblico.
Di fatto, ha vinto la variegata categoria di tutti coloro che i soldi dallo Stato «li prendono», coalizzati per strizzare ancora di più coloro che i soldi allo Stato «li danno», ossia noi, i contribuenti.
La più elementare delle lotte di classe: garantiti e privilegiati uniti contro gli altri.
Coloro che campano senza dover rispondere di nulla, contro coloro che devono rispondere di tutto, esibire risultati, creare profitti, inventarsi delle idee per stare a galla.
Per questo, mi pare ottimista la tesi di Berlusconi, che questo governo, con una maggioranza così risicata e una coalizione così sbrindellata, cadrà presto.
Il solo vero mestiere di lorsignori è: prendere il potere e restarci.
Il solo in cui sono bravissimi.
E anche voi lo sareste, se un vostro stipendio di 22 milioni di lire mensili, o di 40, dipendesse dal potere pubblico, dalle tasse dei contribuenti.
La prova è sotto gli occhi di tutti.
Io personalmente portavo i calzoni corti quando entrò in Parlamento per la prima volta, nel 1954, Giorgio Napolitano.
Ora sono in pensione dopo una vita di alti e bassi, è caduta perfino l’Unione Sovietica, e Napolitano - dopo 52 anni come senatore più un decennio da deputato europeo a 44 milioni al mese - è capo dello Stato.
Per lui niente bassi, solo alti.
E Prodi?
Ero un giovane di belle speranze nel ‘74, e lui era già ministro dell’Industria in non so quale governo DC.
Ed ora, 32 anni dopo, è ancora lì.
Padoa Schipppa?
Stava con Delors a congiurare l’euro un trentennio fa, ed ora è ministro.
Tutti inamovibili.
Immarcescibili.
E tutti longevi.
Non c’è segno più certo di un potere oligarchico, che la tarda età dei potenti.
E la cosiddetta sinistra è un ospedale geriatrico.
Franco Marini con i suoi 73 anni, è un giovanotto.
Napolitano ne ha 82; Ciampi lo volevano riconfermare presidente fino a 92; Forza Italia non ha trovato di meglio come candidato alternativo che Andreotti di 87, e al Senato il governo di Prodi (68) può contare su una ristretta minoranza dei senatori a vita - ossia che noi non abbiamo eletto né voluto - che vanno da Emilio Colombo (86 anni, ma si tiene su con la cocaina) a Rita Levi Montalcini, di anni 97.
Tutta gente che occupa posti da mezzo secolo.
Che impedisce ogni ricambio generazionale, che lascia invecchiare i giovani generazione dopo generazione senza offrire loro una sola opportunità di farsi le ossa, di provarsi nella vita pubblica.
Del resto, anche voi fareste così: chi rinuncerebbe ad emolumenti da 12 o 27 o 40 milioni il mese, senza obbligo di mandato né di fornire «risultati»?
Questi li avremo sul gobbo per vent’anni.
Maurizio Blondet
Piccole riflessioni.... chi ha orecchie per intendere intenda...
http://urlokristianoaddio.splinder.com
Ho, in merito a quanto accaduto al blog di un'amica, lasciato un messaggio a questa "bella gioventù"...
Il mio era un pensiero riferito a chi si riempie la bocca di belle parole democratiche, non rompe le scatole a blog di satanisti, o orribilmente pornografici(ma si sa la dignità umana è defunta nel '68), oppure a quei bei blog comunistoidi pieni di lodi a stalin...
no, loro si autoesaltano facendo comunella e segando dalla rete gli scomodi... perchè, s'intende, eventualmente metter su una disputa è troppo complicato... significa togliere il cervello dalla plastica, scontrarsi con una visione del mondo e della vita diversa, una visione che ha il difetto di non accettare il pensiero debole vattimiano...
Loro, dicono, son d'accordo con Schopenhauer... "o si pensa o si crede".
E' vero... loro infatti "credono" di esser originali, credono che appiccicare la frasetta di un filosofo sia come "fare" filosofia... loro, in effetti, "credono" un mucchio di cose...
Del resto io son d'accordo invece con ben altra gente... con platone, aristotele, socrate, e tutto il pensiero aristotelico tomista e neotomista, fondatore del pensiero e dell'identità europea...
basterebbe studiare veramente per capire che la filosofia "atea" o in realtà non è davvero atea (ma deista o panteista... curioso sarebbe vedere i legami di tanti pseudointellettuali e filosofi moderni con la massoneria, lo spiritismo e le società segrete...) oppure non è filosofia... dato che rinuncia al principio a rispondere alle tre domande fondamentali che l'uomo si pone dai primordi, dal primo sguardo allo stelle: la domanda sull'identità dell'uomo, del mondo e di Dio.
Ma come diceva aristotele per filosofare serve la "meraviglia", lo stupore... ucciso da tre rivoluzioni... che ci ha dato una gioventù con la vitalità di un tricheco ubriaco.
Ma che parlo a fare con chi si copre di frasette, l'unica cosa che conoscono dei filosofi son gli slogan della pseudocultura insegnata dal ministero della pubblica (d)istruzione.
la perfetta risposta ai fabbricatori di schiavi, gioventù offerta per il tritacarne... che cosa avvilente.
ma si ma bannatemi pure, ma sai che me ne importa...
DECODIFICAZIONI MENTALI...
Mi tocca, mio malgrado, spendere due parole per quel prodotto americantrashcommerciale, ricopiato da precedenti libercoli di serie Z, di cui hanno tratto un filmetto mal fatto al limite tra lo psicodramma e la commedia buffa. I miei sentimenti verso questa decadente opera per decerebrati oscillano tra l'indifferenza e la frustrazione. Indifferenza perchè una simile buffonata non meriterebbe risposta, in quanto priva del minimo contenuto razionale, rabbia perchè mi domando come possa permettersi un burino buzzicone d'oltreoceano di dire così tante bugie blasfeme tutte insieme.
Non volevo parlarne, perchè come già detto, il prodotto in questione, una paccottiglia depensata per menti depensanti, non meriterebbe nemmeno risposta, poichè è solo l'ennesimo cenno di decadenza della civiltà postmoderna, che oscilla continuamente tra materialismo e newage, in una girandola di alienazione e bassezza senza fondo.
Ma ne parlo, perchè sono cristiana. Ne parlo perchè io in Colui che è morto anche per gli zozzi peccati del Signor Brown ci credo. Parlo perchè soffro nel vedere una simile cretina ingratitudine. Parlo perchè non è possibile che siamo scesi così in basso da farci venire dubbi per gli scritti di un pennivendolo privo della più basilare cultura...
Perciò decido di prendermi gli scherni di tutti, progressisti, modernisti, cattocomunisti, servi dei poteri forti e tutto l'altro ciarpame, e di andare a difendere per quel che posso, Colui che ci ha redenti col Suo preziosissimo sangue.
La teoria messa su dal sig.Brown è ovviamente pura fantasia, le informazioni a riguardo sono molteplici.
Basterebbe andare su www.christianismus.it , sito fatto da studiosi seri dell'università La Sapienza di Roma (quindi non certo di parte), per avere le idee chiare sul cristianesimo primitivo e sul Gesù storico...
ma lo farebbe la gente? quella gente che nella loro testolina piccola piccola si è bevuta la storielluccia piccante del sig. Brown? perchè questa gentucola in preda a basse pruderie e a religioni da supermarket è forse in grado di leggersi un testo serio? purtroppo credo di no...
Ma sono questi i grandiosi trionfi della postmodernità... l'aver fabbricato schiavi e ignoranti.
Speriamo che il Cristo, Lògos eterno fattosi uomo, ci accordi il suo perdono... perchè a questo stato di cose, siamo davvero indegni di chiederglielo...
W Cristo Re!

Per uno della mia generazione, è stupefacente la sordina con cui si sono celebrati i 150 anni della nascita di Sigmund Freud, il 6 maggio scorso.
Qualche articoletto d’ufficio nelle pagine culturali, prima della frettolosa e definitiva risepoltura dell’ex-grande del ‘900.
La psicanalisi è passata di moda per sempre; i giovani non possono nemmeno immaginare l’impero che questa mitologia pseudoscientifica esercitò sulla collettività occidentale, la presa totalitaria che ebbe sulle coscienze.
Sembra passata senza traccia l’epoca - era solo ieri - in cui «andare in analisi» era una moda sociale privilegiata da far sapere in giro (bisognava essere ricchi, a 150 mila lire a seduta), in cui ogni giornalista (specie se donna) sapeva distinguere tra «inconscio» e «subconscio», padroneggiava i termini della pseudoscienza come super-Io ed Es.
La psicanalisi non solo era una terapia, ma una visione del mondo, una gnosi sostitutiva della fede, un mito originario che spiegava ogni cosa presente, una chiave interpretativa totale.
Tutto ciò è finito di colpo e apparentemente senza traccia.
Non è più di moda «andare in analisi», né sospettare in un episodio passeggero di stitichezzaun sintomo di «regressione nella fase sadico-anale», né spiegare il Terzo Reich (o il comunismo, il liberalismo, o Cristo stesso, fate voi) in termini di «irrisolto complesso di Edipo».
Nessun intellettuale à la page interpreta più il mondo secondo i canoni del freudismo.
Come mai?
Piacerebbe rispondere che la coscienza pubblica s’è accorta finalmente che la psicanalisi non guariva nulla.
Freud stesso lo sapeva fin troppo bene.
Cominciò con l’escludere dalla sua «cura» i veri malati mentali - quelli che un tempo si chiamavano schizofrenici e paranoici, gli psicotici - per occuparsi solo dei «neurotici»: per esempio i sofferenti di claustrofobia e gli assillati dalla mania di lavarsi troppo spesso le mani, o da timidezze e pulsioni poco confessabili.
Occorreva inoltre che i pazienti fossero colti e borghesi, per avviare la relazione psicanalitica, meglio ancora se benestanti.
I pazienti «sperimentali» di Freud venivano quasi esclusivamente da famiglie ebraiche borghesi della Vienna del tardo ‘800, veri nidi proliferanti di nevrosi e snobismi, di arrivismi e sensi di colpa, oltrechè di «schadenfreude».
Su questo, Karl Kraus ha sparato aforismi definitivi: «la psicanalisi è quella malattia mentale di cui pretende di essere la cura», «quelli che oggi si chiamano uomini vanno dallo psicanalista a farsi abortire».
Ma tutta questa enorme frode è durata quasi un secolo.
In cui gli psicanalisti facevano proliferare il loro bla-bla su riviste molto chic, e tenevano in analisi anche per sette, dieci anni (a 150 mila lire per 45 minuti) alla ricerca di «traumi infantili» - inevitabilmente sessuali e incestuosi - da «far emergere dal subconscio»
in cui li aveva «rimossi» il super-ego (questo moralista), nella presunzione con ciò di guarire lievi sintomi che passano da sé in qualche mese.
Non visti sotto l’inutile bla-bla, nel frattempo, gli psichiatri veri, quelli che avevano la parte sgradevole del lavoro, dovendo contenere i matti se possibile senza le camicie di forza, identificavano farmaci raffinatissimi che modificano la chimica cerebrale molecolare.
Quattro settimane di pasticche e il peggio passa, senza bisogno di sapere se il disturbo nascesse dal fatto che il paziente, a tre anni, aveva visto i genitori in coito, o fosse stato punito durante la defecazione.
Un sano materialismo pratico ha finito per collegare certe demenze a intossicazioni da metalli pesanti, e a ridurre il rischio di suicidio nella depressione con farmaci modulatori della serotonina.
Senza indagare su «cause interiori» forse inesistenti, né supporre un subconscio che probabilmente è esistito solo dentro gli ebrei borghesi di Vienna (1).
Ma supporre che la psicanalisi sia stata seppellita dalla coscienza che non curava, è dare troppo credito ai pazienti di ieri.
Le signore-bene di Milano, come già prima quelle di Vienna e di New York, lo sapevano benissimo.
Andavano dall’analista perché questi prendeva sul serio fatti irrilevanti - una lettera non speditaper dimenticanza, una conoscente «non vista» per la strada - come sintomi significativi.
E i sogni più banali erano sviscerati come sacri messaggi della Pizia che si nascondeva nel profondo della signora (2).
In una parola, perché con la psicanalisi le vite più disperatamente comuni e mediocri diventavano «interessanti».
La psicanalisi, fulminò ancora Kraus, «ha dato una coscienza di classe all’inferiorità».
E poi, perché sul divano si parlava molto di sesso.
E forse è questo il motivo della sparizione del freudismo.
Di sesso ormai ne abbiamo troppo, e c’è pochissimo di cui parlare.
La libido, che Freud elevò a potenza radicale della vita, ci ha lasciato.
Viviamo - e anche i giovani ignari vivono - nelle devastazioni sociali che la psicanalisi, come altri totalitarismi, come il comunismo reale e anch’esso «scientifico», ci ha lasciato.
Quali?
Per millenni, maternità e famiglia sono state circondate da un’aura sacra di rispetto e di santità.
Freud «spiegò» che il poppante, gonfio già di libido, trae piacere dalla madre, sicchè la sessualità infantile, «perversa polimorfa», si «fissa» sulla mamma.
Il padre «reprime» la sessualità del poppante minacciandolo di castrazione (e le femminucce? Spiegazione pronta: loro al contrario hanno «l’invidia del pene»); il complesso di Edipo viene rimosso e confinato nel subconscio, alimenta sensi di colpa… e così via mitologizzando.
E se qualcuno obiettava che lui, proprio, di andare a letto con sua madre non aveva mai pensato,era subito bollato come un super-represso, uno schiavo del super-io.
Naturalmente, la religione veniva interpretata di conseguenza: Dio è la figura proiettata del «padre castrante», la fede è la totemizzazione della sopraffazione sessuale originaria del padre, la sua accettazione-castrazione.
Non ci voleva molto perché George Bataille ma anche tutta la «sinistra freudiana» (Reich, Fromm, Marcuse) ne deducesse le conseguenze «politiche».
La prima democrazia fu instaurata nel branco proto-umano quando i maschi massacrarono il padre che si accaparrava tutte le femmine, la sola vera liberazione è sessuale, e la libertà che conta è quella che spezza i tabù, a cominciare dall’incesto per finire col parricidio.
Per concludere: la libertà è «trasgressiva», ed ecco perchè oggi la democrazia politica non è una lotta contro la tassazione, lo sfruttamento dei lavoratori e la guerra, ma per i diritti gay; è «orgiastica», ed ecco le discoteche, la «libera droga», le «sensazioni forti» che i giovani inseguono.
La famiglia è «repressiva» e «patologica» per definizione, da curare con divorzio e aborto facili.
La libido è un’esigenza legittima che va esercitata fin dalla più tenera età per scongiurare nevrosi, la maternità un incidente da evitare.
In generale, tutto ciò che è superiore - fame di eternità, aspirazione alla grandezza, all’eroismo, alla pura e semplice onestà - va ridotto alla sua «verità», che è sempre inferiore.
Il mistico cristiano, l’artista, il cavaliere non fanno che «sublimare la libido» o la volontà di potenza che non possono esercitare direttamente.
I soli normali sono i transessuali, i pervertiti e gli omosessuali, in quanto «liberati».
Ancora una volta, lasciamo la parola a Kraus: la psicanalisi (ma si può dire lo stesso del comunismo e del liberismo dogmatico) è «la vendetta del mollusco contro l’uomo, del commerciante contro l’eroe, del ghetto contro Dio», e tutto ciò «fa rapidi progressi,
opporsi ai quali vuol dire essere reazionario».
Questa è la devastazione che Freud ha portato, l’argine che ha rotto.
Se il katechon è «ciò che trattiene l’Anticristo», Freud esercitò con successo l’opera contraria, spalancò le porte.
Ne era perfettamente cosciente, se alla sua «Interpretazione dei sogni» appose in exergo i versi di Virgilio: «flectere si nequeo superos, Acheronta movevo», poiché non posso piegare le divinità superiori, sommuoverò le forze infere.
Il risultato non sembra allegrissimo, specie per i giovani, i nostri ragazzi che ci circondano flaccidi e infelici, e di Freud non colgono che le rovine.
C’è chi sospetta che le ragazze, specialmente, manifestino gravi sintomi.
Quali?
Proviamo a ricordare com’era la normalità, prima del regno della libido «liberata».
La donna sapeva che il fiore della sua bellezza adolescente era breve, che presto l’età e le gravidanze avrebbero attenuato la sua attrattività sessuale.
Per questo la comunità onorava la moglie e la madre: la inseriva nella coscienza condivisa che lo sfiorire era compensato dalla partecipazione a qualcosa di eterno, la trasmissione della vita (e della vita «umana», cioè allevata alla civiltà), consolata dall’amore dei figli, da una fedeltà del marito su cui la società stessa vegliava.
Ipocrisia repressiva, spiegò Freud, e diede il via alla «liberazione».
Il risultato attuale è questo: le adolescenti soffrono di «scarsa autostima», si concedono facilmente meno per lussuria, e tantomeno per eros, che per provare a se stesse di essere attraenti, di valere qualcosa.
Se si sposano, fanno leva sulla loro appetibilità sessuale, ma non saranno mai sicure che un’altra sia più appetibile.
La concorrenza, qui, non finisce mai.
Forse per questo troppe giovani donne oggi distruggono il proprio corpo reificato, ridotto a cosa da godere?
Anoressia e bulimia sono in aumento esponenziale.
Il 40 % delle studentesse attraversa almeno un episodio, procurandosi una mostruosa grassezza o una magrezza spaventosa.
I giornalisti, psicanalisti da strapazzo, accusano le modelle filiformi, che offrono un modello da non seguire.
Ma che dire, quando si apprende che le anoressiche o bulimiche ricorrono spesso ad auto-mutilazioni?
E’ la moda, ovvia risposta, il piercing, il tatuaggio… in Inghilterra, certi ospedali forniscono un «kit di mutilazione» con lamette almeno sterilizzate.
L’auto-mutilazione è un segno estremo di disagio psico-sociale.
Era una pratica dei galeotti, degli schiavi; all’autolesionismo ricorrono le belve in gabbia.
E che dire dei maschi che si spiaccicano in auto il sabato sera, gonfi di ecstasys?
Sono un numero enorme: la classe di età che muore di più è quella dei 14-24enni, superata solo dagli ottantenni.
E’ un segno di felicità, di pienezza?
Ecco un bell’argomento per il bla-bla psicanalitico: e se il nome delle droghe velenose fosse rivelatore, come simbolo?
L’eroina al posto dell’eroismo e dell’eros di cui i nostri giovani sono defraudati.
L’ecstasys come surrogato dell’estasi mistica, a cui non devono nemmeno più aspirare.
Pasticche per calmare, illusoriamente, la fame repressa di divino, di dignità, di significato.
Che frode, questa liberazione.
Maurizio Blondet
Sempre Karl Kraus, su questo ceto ben noto: «possiedono la stampa, possiedono la Borsa, ora possiedono anche il subconscio!». Gente che non si fa mancare nulla. Un giorno vorrei provare a dimostrare che le persone normali (specie se latine e di cultura cattolica) non hanno il subconscio, ce l’hanno solo gli ebrei e i protestanti. Il subconscio è quella zona della casa
tenuta appositamente nella penombra, per farvi cose che si negano nella vita pubblica, o ammettervi asserzioni che nella vita cosciente si combattono. E’ la casa del fariseo, del sepolcro imbiancato. Ancora Kraus spiega bene questa doppiezza semi-cosciente, così: «Antisemitismo è quella mentalità che dichiara un decimo di ciò che lo spirito degli agenti di cambio ha a disposizione contro il proprio sangue». Ecco il punto. Nel subconscio, gli ebrei possono essere i peggiori antisemiti, e denunciare l’antisemitismo degli altri.
2) L’aspetto più velenoso del freudismo fu il fatto di presentarsi come una gnosi, una «sapienza iniziatica» che prendeva a piene mani dal sacrum primordiale, per distorcerlo in senso riduzionistico. Così l’antica tradizione - nota ai greci come ai pellerossa - del sogno terapeutico o rivelatore del proprio «vero sé», era distorta invariabilmente verso il basso. Ciò che il sogno rivelava allo psicanalista esperto nei simboli (sacri, antichissimi simboli) non era il proprio nome spirituale rivelato da un dio, ma le pulsioni proibite, da liberare. Inoltre, nessuno poteva psicanalizzare se prima non si era sottoposto alla psicanalisi lui stesso: parodia dell'iniziazione, e della «catena» che, attraverso la successione sacerdotale, porta la grazia efficace agli adepti.
Lo psicanalista fu uno pseudo-sacerdote taumaturgo. Per molti, la psicanalisi fu una religione che sostituiva quella perduta, illusoriamente. Come in ogni gnosi, v’erano i sapienti che sapevano di cosa fosse fatto il mondo (di sesso) e gli ignoranti o carnali che credevano ingenui che, dietro le grandi azioni, ci fossero «ideali» e motivazioni ragionevoli.
Ancora Kraus vide nella psicanalisi «l’inevitabile pogrom degli ideali di parte degli ebrei».
E ancora, a proposito dell’inversione satanica dei simboli: «la psicoanalisi smaschera il poeta al primo sguardo, a lei non la si fa, e sa con assoluta precisione cosa significa il Corno Magico del Fanciullo. E sia. Ma sarebbe ora che nascesse una scienza dell’anima tale che, quando uno parla di sesso, gli sveli che in realtà è l’arte quella che vuole. Per questa carrozza di ritorno del simbolismo mi offro come guidatore».

Ah, esistesse davvero la mitica, insuperabile DeLorean, l'automobile - per intendersi - di «Ritorno al futuro» di Robert Zemeckis!
Quella di Emmett «Doc» Brown, il geniale e squinternato scienziato inventore del «flusso canalizzatore», quella che deve raggiungere le fatidiche 88 miglia orarie per potersi muovere nella sequenza tempo-spazio, quella che al momento della partenza scompare lasciando dietro di sé una scia di fuoco e all'arrivo ricompare saettando lampi con la carrozzeria ricoperta di ghiaccio.
Ci fosse davvero la DeLorean! …perché la prima capatina me la farei nel 1989, mese di novembre, località Berlino… Est per la precisione!
Se ci capitate anche voi, non stupitevi di vedermi lì vestito da vopo con l'elmetto a pagoda e la inquietante divisa dell'esercito dell'ex-DDR… a difenderlo il Muro...
Pensa l'ironia: dopo una vita spesa a combattere il comunismo, ecco come mi sono ridotto!
E'deprimente, sono d'accordo con voi! E infatti sono depresso!
Mi tocca rimpiangerli quei comunisti lì: così grigi, plumbei, pesanti, lenti, feroci, sanguinari come tirannosauri di Jurassik Park.
Avevano prodotto un po' ovunque i loro cloni anche in Occidente, creato burocrazie opprimenti e livide, mosse da un unico cervello collettivo, da strutture collettive, da imprese collettive e cooperative, devote ad unico soggetto collettivo: il Partito.
Partito nazionale e internazionalista, democratico e centralista, dialettico e dogmatico, etico e immorale parlava attraverso comunicati ufficiali, agiva attraverso comitati centrali, programmava attraverso piani quinquennali, controllava attraverso «aiuti fraterni».
La democrazia era popolare, la dissuasione nucleare.
I comunisti mangiavano i bambini.
Tempi d'oro… anche per i bambini, in fondo!
Poi ci fu lo scudo stellare, Reagan, Gorbaciov, la perestroika, l'implosione.
Per chi come me, aveva ritmato la sua adolescenza al grido di «Budapest, Praga, Berlino - comunismo assassino!», sarebbe dovuto essere un momento esaltante. Invece no.
Lo ricordo bene: qualcosa puzzava da subito…
Eppure è proprio vero che la realtà supera la fantasia!
Ti rilassi un attimo e ti ritrovi con dei comunisti geneticamente modificati; … e senza preavviso, per di più!
I più minimizzavano: «è una voglia!» - dicevano, indicando quella chiazza violacea sulla fronte di Gorbaciov; Sì, ma che voglia…!
Li lasci sulla Piazza Rossa, coi baffi, in divisa, con quelle visiere alte e smodate, tutti medaglie e orgoglio proletario, coi faccioni di Marx, Lenin, Engels a garrire su bandiere rosse spiegate al vento e te li ritrovi con rimmel e mascara, in cappotto leopardato, minigonna in pelle, calze autoreggenti strappate e bracciali torchiati.
Si chiamavano Vladimir Ilic Ulianov e sono diventati Vladimir Luxuria.
Erano Helena Stassova e si sono trasformati in Helena/velena, un trans di ultima generazione post-comunista, con look da demone e frustino sadomaso, in posa a sfiorare il collo di Fausto Bertinotti un po' imbarazzato.
Sarà stata colpa di Cernobyl, ma alla faccia delle mutazioni genetiche!
Mi dicono che si chiama comunismo libertario.
Si racconta che ai tempi del vecchio PCI il vecchio Pajetta, marcato stretto per essere sensibilizzato sul tema dei gay dall'allora giovane Grillini, oggi senatore DS e leader di ARCI-Gay, si divincolasse gridando: «anche i finocchi! Ma che sta diventando 'sto partito!». (1)
Povero «ragazzo rosso», oggi diventerebbe viola… di rabbia e di vergogna.
Sì, perché per comunisti, post-comunisti, neocomunisti e paracomunisti la nuova Mosca è Babilonia e al posto della mitica CCCP oggi c'è il GLBTQ (gay, lesbiche, bisessuali, transgender e queer).
La lobby omosessuale è potentissima e ramificata.
Il filosofo omosessuale Gianni Vattimo, teorico del cosiddetto «pensiero debole» dichiara: «Un gay dovrebbe sempre essere di sinistra. Infatti io voterò per i Comunisti italiani, pur tentato dalla Rosa nel pugno...».
Franco Grillini, leader dell'Arci-Gay, oramai è una potenza tra i DS e avrà una candidatura «sicura», pare a Milano.
Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, dichiara orgogliosamente di essere bisex.
Ma la parte del leone la fa Rifondazione comunista: dopo Nicki Vendola omosessuale candidato ed eletto a presidente della Regione Puglia, il partito di Bertinotti schiera il/la «drag queen-trans gender» Vladimir Luxuria come capolista in Lazio e Titti De Simone, fondatrice di Arci-lesbica in Emilia- Romagna.
Militante iscritto a Rifondazione comunista è pure Mondrian, ex maestro elementare e fondatore del Gender e del Degrado, i primi due locali transgender d'Europa, che a suo dire sarebbero «frequentati da onorevoli e attori, da intellettuali e magistrati attirati dal nostro essere liberi. Da noi si parla e si fa sesso. Si è liberi, insomma, di far tutto....».
Non crediate che questi siano degli eccentrici.
E' la nuova «rivoluzione», quella del comunismo libertario, ampliamente promossa e dibattuta all'interno del partito.
(... censura n.d.r....)
Nessuno come la Sinistra di allora (del '70) si prestò a sradicare dalla coscienza delle masse gli antichi valori cristiani.
Fu così che il '68 rese fruibili a tutti pratiche sessuali «disinibite», fino allora condannate nella coscienza comune dalla morale cattolica.
Proprio attingendo ad un anelito di pace propagatosi attraverso la «riforma» del Vaticano II
ed in concomitanza con la guerra del Vietnam, si diffuse la convinzione che la guerra altro
non fosse che la conseguenza dello sfogo di una libido repressa, con lo scopo di mantenere inalterati i rapporti di potere tra le classi: lo slogan «fate l'amore, non fate la guerra» ne riassumeva efficacemente il pensiero.
La conseguenza fu l'accettazione di un sistema di valori del «privato», funzionali alla weltanschaung e agli interessi della nuova borghesia liberal-chic.
Accadde così che vaste masse, nella pratica quotidiana legate al retaggio dell'antica morale cristiana, fecero proprie quelle false promesse di liberazione, credendo in tal modo di liberare se stesse da un sistema vecchio e repressivo.
Ma proprio mentre credevano di contestare radicalmente il potere della borghesia, in realtà si opponevano semplicemente a quella parte del ceto borghese, che era espressione di un'era ormai tramontata, mentre la frangia più «modernista» stava in realtà solo ristrutturando il proprio potere, strumentalizzando e dirigendo una rivolta, che ne divenne in realtà il più formidabile strumento
di consolidamento.
Allo stesso modo oggi l'enfasi posta sul tema dei diritti sessuali e sui PACS è funzionale ad incanalare il potenziale dissenso «pericoloso» presente a Sinistra (che altrimenti brucia le bandiere USA e di Israele in piazza) verso la riproposizione (innocua per il sistema di potere) della liberazione sessuale, spingendo semplicemente ogni pulsione più avanti: il libero amore non è oggi più quello tra uomo e donna, ma tra essere ed essere, maschio, femmina, adulto, bambino, cucciolo… vedrete non importerà di che età e di che specie.
E' solo questione di tempo…
Il programma dell'Unione lo lascia già intravedere: «l'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà)».
Peraltro già nel 1985 l'allora 26enne neoeletto membro della Federazione giovanile comunista (FGCI) Nicki Vendola, così amato da certi cattolici progressivi, rivendicava in un'intervista a Repubblica «il diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro e con gli adulti». (3)
I radicali, che cose del «genere» le propagano da sempre, svolgono da sempre la funzione di avanguardia.
Ma la dissoluzione deve diventare di massa.
Una volta c'era Lotta continua, i gruppuscoli extraparlamentari e il «Libretto rosso degli studenti» a propagandare i nuovi orizzonti di libertà sessuale tra i giovani e il cinema degli intellettuali alla Bertolucci a far ingolosire le pupille dei meno giovani.
Oggi c'è il comunismo libertario di Rifondazione e dei Centri sociali, la televisione e internet.
Una volta c'era il Viet-nam, oggi l'Iraq.
Fate l'amore, non fate la guerra è solo lo slogan.
La realtà è - oggi come allora - un'altra: fate l'amore, fatelo come vi pare, ma lasciateci fare la guerra finchè serve e gli affari nostri sempre.
Se Bertinotti è così vezzeggiato è proprio perché nessuno come lui è in grado di intercettare e incanalare il conflitto sociale.
Nessuno come la sua Rifondazione è lontana anni luce dalla «rivoluzione» contro il sistema.
Nessuno come la sua Rifondazione è la «rivoluzione» nel sistema: giacobini e libertini, essi sono la nuova frontiera, già pronta a diventare nuova classe dirigente e nuova intellighezija.
E' una storia gia vista: prima di diventare rispettabili, anche Boato, Lerner, Mieli, Liguori, Toni Negri, Sofri erano tanti Caruso da «Centri sociali», borghesi che giocavano alla «rivoluzione»!
Poi i poteri forti si sono ristrutturati e consolidati, nuove «famiglie» hanno sostituito le vecchie e i rivoluzionari sono stati premiati: hanno ottenuto cattedre, direzioni di giornali, seggi in parlamento.
Il tessuto sociale frattanto si è dissolto, le famiglie sono in pezzi, i rapporti tra i sessi sempre più problematici.
Ma questo a lor signori importa poco, anzi giova.
Allora il problema era la repressione del desiderio, oggi la mancanza.
E' così che si aumenta il controllo sociale.
E' così che si amplia il mercato, estendendolo ai desideri primari e a quelli emozionali.
La tecnologia lo consente, la scienza aiuta, la morale approva…
Ho sbagliato a pensare di fermarmi nel 1989 con la DeLorean.
Dovevo andare più indietro.
In fondo tutto quello che fanno i neocomunisti, lo avrebbero fatto i loro padri, se non avessero ricevuto un sistema di valori che li tratteneva.
Il buon Peppone di Guareschi era così, solo perché il terreno in cui era vissuto era in realtà quello della tradizione cattolica.
Ma il taglio delle radici non poteva che trasformarli in legna secca, buona solo da usare o da ardere.
Ripudiato il terreno buono, non potevano che nutrirsi degli «immortali principi dell'89»: il 1789!
Lo stesso terreno dei loro sodali liberaldemocratici di «destra», girondini e libertini: Alessandro Cecchi Paone - ad esempio - il conduttore gay della Macchina del Tempo (no, non la DeLorean!) o Enrico Oliari, presidente di Gay-Lib, gli omosessuali di destra, che al Corriere ha dichiarato: «la verità è che io sono da sempre iscritto ad AN».
No, con la DeLorean non ci voglio andare a fare un viaggio nel futuro.
Temo di trovare Platinette presidente della Repubblica, Aldo Busi ministro per le «apri» opportunità, Nicki Vendola che tiene una rubrica su «Famiglia» cristiana, Caruso ministro dell'Interno e l'asilo vicino a casa mia dedicato a Michel Jackson.
Non sono pazzo: ve l'ho detto, la realtà oramai supera la fantasia.
In «Ritorno al futuro» c'è una celebre battuta in cui Doc domanadava a Marty: «se Reaganè Presidente, chi è vicepresidente, Jerry Lewis?».
Magari! … Pensate a chi comanda oggi alla Casa Bianca …
Domenico Savino
L'odio alla famiglia e le sue radici filosofiche
L'istituzione familiare è avversata dalla cultura post-moderna, in quanto, contro la pretesa dell'autosufficienza, testimonia l'interdipendenza degli uomini, è depositaria della tradizione, educa ai valori perenni, contro il relativismo etico, e contraddice la teoria gnostica dell'individualità personale come pura illusione.
Questi tempi vengono culturalmente definiti come tempi post-moderni. Ma cos'è la post-modernità?Per modernità si intende la sostituzione delle certezze religiose con certezze di ordine scientifico o parascientifico. La post-modernità, invece, è la negazione del concetto stesso di"certezza": non più un ordine valoriale, né un centro a cui far riferimento, perché la prospettiva deve essere policentrica e complessa. Non a caso, oggi, si parla molto di teoria della complessità .Questa diversità tra modernità e post-modernità, però, è solo a livello d'identità filosofica, infatti vi è comunque una pretesa comune che le fonda, così come comuni sono gli ostacoli che si vorrebbero rimuovere. Tutte e due, modernità e post-modernità, si basano sull'intenzione di rendere l'uomo fondamento di tutto, di liberarlo da qualsiasi vincolo all'autorità: Dio, prima, la scienza galileiana con i suoi principi immutabili, dopo. Tra gli ostacoli da rimuovere tanto nella modernità quanto nella post-modernità vi è stata e vi è la famiglia. Ma perché quest'avversione nei confronti della famiglia? Principalmente per quattro motivi. 1) Perché la famiglia si pone come luogo del mistero della vita dell'uomo, quel mistero che si radica nel limite come realtà costitutiva dell'esistere di ognuno. Nella famiglia si riconosce il bisogno reciproco e si riconosce l'interdipendenza, verità queste che, invece, la pretesa prometeica ed autosufficiente della modernità e della post-modernità ha voluto dissolvere. L'uomo non avrebbe bisogno di nessuno e di nulla perché lui sarebbe il tutto. E non importa se questa pretesa autosufficienza naufraghi dinanzi ad un reale che dice tutt'altro, che costringe al bisogno. «In stracarichi tranvai accalcandoci insieme, dimenandoci insieme, insieme barcolliamo. Uguali ci rende una grande stanchezza», cantava il poeta Evtusenko pensando al fallimento esistenziale dell'uomo contemporaneo che decide di trovare in se stesso il significato del suo vivere.
2) Perché la famiglia è il luogo dove si realizza la tradizione. Quando la tradizione rimane ad un livello teorico non incide nella società. E quando si esprime concretamente che diviene civiltà e comportamenti sociali, che s'incarna e modella la storia. La tradizione diviene questo, grazie principalmente alla famiglia: l'insegnamento dei genitori, l'ascolto dei figli e poi i figli che a loro volta diventano genitori, etc.
3) Perché la famiglia è uno dei più importanti luoghi dove si perpetua la convinzione della perennità delle categorie del bene e del male. Detto più semplicemente: la famiglia è il tempio dell'educazione ai valori perenni, di quei valori che non cambiano e che non sono relativizzabili. Nella famiglia il bene è sempre riconoscibile come tale, così il male. Non ci può essere compatibilità tra famiglia e relativismo etico. L'uno esclude l'altro. Se tutto fosse possibile, se il bene si confondesse con il male e il male con il bene, la famiglia si dissolverebbe.
4) Perché la famiglia è il luogo della persona. Ovvero di quella realtà individuale e razionale che si pone liberamente e protagonisticamente nel divenire dell'esistenza e dell'esistente, cioè all'interno della sua vita e di ciò che lo circonda. L'interdipendenza e il reciproco bisogno (elementi su cui si fonda la famiglia) sono i segni evidenti che la famiglia stessa non può basarsi su un'antropologia in cui l'uomo è visto come momento transitorio del divenire, come onda sulla superficie del mare destinata a scomparire, ma sull'antropologia classica: l'uomo come rationalis naturce individua substantia, cioè come persona. La famiglia non è un magma informe, ma un insieme di individualità umane unite nell'affetto parentale. Quest'ultimo motivo può sembrare un po' astratto, eppure, soprattutto oggi, è importante ribadirlo. C'è chi ha indicato la cultura con temporanea come una cultura sostanzialmente gnostica. La gnosi si fonda sulla convinzione che l'uomo sia una sorta di "scintilla" che momentaneamente si sarebbe separata da un divino impersonale. Ciò vuol dire che la corporeità dell'uomo, e quindi la sua individualità, sarebbe o pura illusione o "prigione" da cui doversi liberare al più presto. L'essenza prometeica tanto della modernità quanto della post-modernità troverebbe proprio nella gnosi la sua ragion d'essere. Non a caso in un pensiero post-moderno come quello di Marcuse s'inneggia al dissolvimento dell'io: l'uomo deve rinnegare e dissolvere i limiti della sua creaturalità. Ecco perché oggi - anzi, oggi più di ieri! -1'odio nei confronti della famiglia, quale luogo di significato, di verità e di bisogno, luogo di limite, di umiltà e di riconoscimento di un giudizio al di sopra di sé.
Corrado Gnerre